Giungla urbana indaga il rapporto e la convivenza tra uomo e natura a partire dalle nostre città, dagli spazi organizzati agli edifici in rovina. Un racconto assieme storico e sociale di come l’uno e l’altra possano favorirsi a vicenda per creare nuovi e più ricchi ecosistemi, con benefici per tutti.
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Immaginiamo un palazzo abbandonato dalle cui finestre diroccate spunta il ramo di un albero che reclama il suo spazio. Quella che ai nostri occhi può apparire un’invasione o una forma di degrado in realtà è un dialogo proficuo, simbolo di un intreccio tra uomo e natura che dura da millenni. In questo libro Ben Wilson ci mostra come i confini tra natura e città siano da sempre sfumati e gli agglomerati urbani si siano spesso rivelati habitat prosperi per flora e fauna: dai campi coltivati all’interno della Parigi di inizio Novecento per i bisogni degli stessi abitanti al verde addomesticato dei parchi cittadini, dai baniani che si arrampicano a sfidare i grattacieli di Hong Kong ai fiori di campo che crescono sulle macerie dei bombardamenti, dalle nuove forme di socialità negli spazi incolti di Berlino alle lontre e ai cinghiali che riappaiono nelle capitali di tutto il mondo. Giungla urbana ci mette davanti a questo bizzarro equilibrio all’interno dei consessi cittadini, in cui, proprio laddove la mano umana latita, piante e animali sono abili a inserirsi, proliferando e generando aumento della biodiversità, riduzione dell’inquinamento atmosferico e miglioramento della salute mentale. Una nuova via di fronte ai mutamenti climatici, che sembra suggerirci come proprio nell’inselvatichimento di strade e quartieri, nella deformazione delle perfette silhouette costruite dall’uomo, possa trovarsi la chiave per la sopravvivenza della civiltà.
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